Discussione del disegno di legge:
(1749) Conversione in legge del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 4, recante misure urgenti in materia di esenzione IMU (Relazione orale).
FEDERICO FORNARO, relatore. Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, nel merito, il decreto che discutiamo oggi, all’articolo 1, comma 1, dispone che, a decorrere dall’anno 2015, l’esenzione dall’imposta municipale propria (IMU), prevista dalla lettera h), comma 1, dell’articolo 7 del decreto legislativo del 30 dicembre del 1992, n. 504, si applichi a tutti i terreni agricoli, nonché a quelli incolti, ubicati nei Comuni classificati totalmente montani di cui all’elenco dei Comuni predisposto dall’ISTAT e ai terreni agricoli, nonché a quelli incolti, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, ubicati nei Comuni classificati parzialmente montani nel citato elenco dell’ISTAT.
Per chiarezza di tutti, ritengo possa essere utile ricordare la declaratoria che l’ISTAT usa e che si riferisce alla legge n. 991 del 25 luglio 1952 che, all’articolo 1, recita: «Ai fini dell’applicazione della presente legge sono considerati territori montani i Comuni censuari situati per almeno l’80 per cento della loro superficie al di sopra dei 600 metri di altitudine sul livello del mare e quelli nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e la superiore del territorio comunale non è minore di 600 metri, sempre che il reddito imponibile medio per ettaro, censito, risultante dalla somma del reddito dominicale e del reddito agrario, determinati a norma del regio decreto-legge 4 aprile 1939, n. 589, convertito nella legge 29 giugno 1939, n. 976, maggiorati del coefficiente 12 ai sensi del decreto legislativo 12 maggio 1947, n. 356, non superi le lire 2400». Questo è il punto di riferimento introdotto dal decreto-legge in esame.
Per quanto attiene,invece, ai Comuni parzialmente montani, non esiste una declaratoria così precisa; nell’audizione, l’ISTAT ha precisato che si considerano tali quelli che abbiano alcuni dei requisiti che ho prima descritto.
Il comma 2, sempre dell’articolo 1 del decreto in conversione, prevede che l’esenzione si applichi anche nel caso di concessione dei terreni in comodato o in affitto a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali.
Il comma 3 dispone che i citati criteri di definizione ed esenzione dei terreni montani o parzialmente montani siano applicabili anche all’anno d’imposta 2014.
Il comma 4 è una sorta di norma di miglior favore, perché stabilisce che non sia comunque dovuta l’IMU per il 2014 sui terreni definiti esenti in virtù del decreto ministeriale del 28 novembre 2014, e che invece risultano imponibili per effetto dell’applicazione dei commi citati.
Il comma 5, infine, sposta ulteriormente al 10 febbraio la data per il versamento dell’imposta.
Per poter comprendere meglio le ragioni di questo decreto-legge, occorre però fare qualche passo indietro e vedere anche il lavoro fatto dalla Commissione.
Desidero, infatti, sottolineare che il decreto-legge, grazie ad uno sforzo non comune da parte del Governo nel mese di gennaio, è stato notevolmente migliorato, sì da consentire – come ricordavo – l’esenzione totale dei Comuni montani e parziale di quelli che appunto sono classificati parzialmente montani.
Il decreto-legge lasciava, però, una questione non risolta: erano stati, infatti, dichiarati esenti prima dall’ICI e poi dall’IMU i cosiddetti Comuni di collina svantaggiata, a cui già dal 1992 – quindi – era stato riconosciuto un trattamento agevolato, a norma di una legge del 1977 e di un elenco allora strutturato, in ragione della loro ridotta capacità di produrre reddito, rispetto a quelli ricadenti in aree pianeggianti, e del ruolo svolto a salvaguardia dell’assetto idrogeologico del territorio.
La circolare n. 9 del 14 giugno del 1993 individuava 6.103 Comuni su cui operava un’esenzione totale dall’imposta sui terreni.
Anche il Governo Monti, che – come si ricorderà – aveva anticipato al 2012 l’entrata in vigore dell’IMU, aveva confermato le esenzioni per i terreni agricoli. Confermava, dunque, quell’elenco degli oltre 6.000 comuni e interveniva soltanto sui valori, aumentandoli del 25 per cento, e su una serie di riduzioni d’imposta per gli agricoltori.
Nel decreto semplificazioni n. 16 del 2012 si era già previsto un decreto ministeriale per una nuova classificazione ai fini dell’IMU terreni (decreto, per altro, mai emanato).
Arriviamo quindi al decreto legislativo n. 66 del 2014, che aveva stabilito che, con un successivo decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, sarebbero stati successivamente individuati nuovi criteri per l’esenzione dei territori dei Comuni con una previsione di aumento di gettito di 350 milioni a decorrere dal 2014.
Per una serie di ragioni, non totalmente condivisibili, questo decreto ministeriale è stato emanato il 28 novembre 2014, cioè soltanto 18 giorni prima dalla data di scadenza del pagamento, che – lo ricordo – era il 16 dicembre 2014.
Quel decreto sostanzialmente individuava nuovi criteri, legati all’altezza del Comune, riportata nelle classificazioni ISTAT. Anche in questo caso, nell’audizione con l’ISTAT, ci è stato confermato il riferimento all’altezza della sede del municipio (è, quindi, vero quanto apparso sui giornali). In buona sostanza, i Comuni con un’altezza fino a 280 metri pagavano tutto e tutti; in quelli da 280 a 600 metri l’esenzione valeva solo per gli agricoltori e gli IAP; mentre oltre i 600 metri valeva l’esenzione totale.
Praticamente si passava da oltre 6.000 Comuni esentati a soltanto 1.498.
Successivamente, con legge di stabilità, il termine di pagamento è stato differito al 26 gennaio 2015.
Arriva quindi il decreto-legge n. 4 del 2015, che oggi abbiamo qui in sede di conversione, il quale introduce i criteri che ho prima ricordato, portando gli esenti da 1.498 a 3.456 ed estendendo l’esenzione parziale a 655 Comuni.
Questo vuol dire che un passo in avanti significativo è già stato compiuto.
In Commissione, però, abbiamo cercato di risolvere o provare ad andare incontro alla questione dei Comuni della cosiddetta “collina svantaggiata”, cioè quei Comuni che erano esenti essendo ricompresi nell’elenco del 1977, ribadito dalla circolare del 1993, ma che non rientrano più nei criteri di classificazione ISTAT né come montani, né come parzialmente montani, e che di fatto si ritrovavano ad essere equiparati alla pianura e, quindi, con pagamento totale, avendo invece caratteristiche e redditività, nella più parte dei casi, molto differente rispetto alla pianura.
L’obiettivo finale ovviamente – credo che questo debba essere chiaro e sarà ribadito nell’intervento del Governo – è di riportare la materia della tassazione sui terreni agricoli all’interno della local tax e arrivare sostanzialmente al 2016 includendo anche questo all’interno della partita.
C’era però da gestire ancora una “coda” del 2014 e dare alcuni segnali per il 2015.
È su questo che si è concentrato il lavoro di Commissione, per il quale ringrazio il Presidente e tutti i colleghi. In buona sostanza, il lavoro che presentiamo all’Aula vede, per quanto riguarda la tassazione, quindi l’IMU 2014, tre interventi correttivi.
Il primo contiene una moratoria fino al 31 marzo, ovvero chi non avesse pagato entro il 10 febbraio, in ragione del mancato rispetto dello statuto del diritto del contribuente e della confusione oggettiva che si era generata, avrà la possibilità di pagare fino al 31 marzo ai Comuni senza applicazione di interessi e di sanzioni, sul modello che era già stato utilizzato – come ricorderete – con la cosiddetta mini IMU.
È stato poi stabilito, con emendamento, il diritto al rimborso per i contribuenti che avessero pagato sulla base del decreto ministeriale 28 novembre 2014 e successivamente si fossero ritrovati con una classificazione che dichiarava esente totalmente o parzialmente il proprio Comune.
Infine, c’è un punto molto delicato che riguarda i rapporti tra Stato e Comuni: in occasione del decreto del 28 novembre 2014, lo Stato ha stimato il gettito teorico e lo ha sostanzialmente tolto dai trasferimenti dello Stato, autorizzando i Comuni a fare un accertamento convenzionale per una cifra eguale. Questo, da un punto di vista del bilancio consuntivo del 2014, può non avere effetti. Ha prodotto invece – e lo sottolineo perché, a mio giudizio, è importante che la cosa non si ripeta in questi termini – effetti negativi perché i Comuni si sono trovati ad avere una significativa liquidità in meno non prevista, a bilanci chiusi nel dicembre 2014. E soltanto il 10 febbraio, tra l’altro neanche totalmente, hanno potuto avere l’incasso di questa imposta con i versamenti dei contribuenti. Quindi, quello che prevediamo è che al 30 settembre del 2015 si faccia il punto e si verifichi, Comune per Comune, l’accertamento reale dell’incasso con l’incasso teorico e, quindi, lo Stato provveda sostanzialmente a compensare detti Comuni.
Per i comuni montani,invece, è stato previsto il rimborso completo già in questo decreto.
Per il 2015 abbiamo provato a lavorare attorno ad alcuni temi in Commissione e la più parte sono stati approvati all’unanimità.
Quanto al primo, per quei Comuni della cosiddetta collina svantaggiata (non sto a ripetere i criteri), si introduce una detrazione di 200 euro per gli agricoltori e per gli IAP. Si tratta di un segnale. Sicuramente le attese erano superiori, però si tratta, oggettivamente, di un segnale di attenzione per riuscire a dare una scalarità corretta tra montagne e pianura.
Si introduce, quindi, sostanzialmente, questa detrazione di 200 euro. Considero questo un risultato importante del dialogo parlamentare e del lavoro parlamentare, nella dialettica tra Governo e Parlamento.
Il secondo punto che abbiamo risolto riguardava una questione minima, ma, anche qui, in qualche modo, simbolica. Dalla classificazione ISTAT alcune isole minori (poche, ma comunque alcune c’erano) risultavano escluse. Siamo invece riusciti ad ottenere l’esenzione totale anche per queste isole minori.
Un’altra questione importante e significativa era una oggettiva asimmetria per quanto riguarda la tassazione dei terreni agro-silvo-pastorali a proprietà collettiva indivisa e inusucapibile: una tradizione importante e storica in molte realtà, che, sulla base del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, era stata esentata dall’imposta per il 2014 e un po’ “a sorpresa” si vedeva reintrodotta l’imposta nel 2015. Anche qui, nel confronto con il Governo, siamo sostanzialmente riusciti ad equiparare il 2015 al 2014 e, quindi, ad esentare totalmente dall’imposta questa tipologia di terreni agricoli per il futuro.
Infine, ci sono due questioni che non abbiamo risolto e che credo saranno oggetto di ordini del giorno. La prima riguarda l’affitto. L’interpretazione che, con una circolare ministeriale, il MEF dà è sostanzialmente quella secondo cui l’agevolazione si può trasferire solo se l’affitto e il comodato vengono fatti da agricoltore ad agricoltore. Esiste una questione all’interno delle famiglie, cioè se padre o madre affittano ai figli; su questo non siamo riusciti a trovare le coperture e ci sarà la trasformazione in un ordine del giorno. Spero che ci possano essere prima del giugno 2015, cioè quando ci sarà il primo pagamento.
La seconda questione che è stata posta da alcuni colleghi riguarda un problema di difformità nella classificazione ISTAT delle Province che, invece, vengono definite anche nel disegno di legge di riforma costituzionale come interamente montane. Anche su questo c’è un ordine del giorno, che è già stato approvato in Commissione, che sostanzialmente chiede all’ISTAT di modificare la classificazione per rendere uniforme per tutti i Comuni di quella Provincia le caratteristiche di montanità.
Infine, il Governo ha utilizzato questo provvedimento come veicolo tecnico per introdurre un emendamento al disegno di legge di conversione di questo decreto-legge per la proroga della delega fiscale nella formula dei tre più tre: tre mesi più tre mesi, per i pareri delle Commissioni. Mi fermo qua. Credo di poter dire che in Commissione si è fatto un buon lavoro e spero che nella discussione in Aula, nel rispetto delle posizioni, alcune delle quali sono anche molto forti rispetto alla tassazione dei terreni agricoli, sia però dato atto del lavoro che abbiamo fatto e della disponibilità che il Governo ha avuto, prima nell’emanazione di questo decreto e, successivamente, nell’accogliere, se non totalmente, ma parzialmente, alcune delle richieste che sono emerse in Commissione.